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Come se la storia

tenesse conto del coraggio

Questa frase qui sopra nasce da una canzone di Gaber, i reduci, dove vengono passati in rassegna i vari stati d’animo e le varie fasi che deve attraversare ogni militante. Ogni volta costretti a ingoiare rospi grandi quando massi, ogni volta costretti a doversi mordere la lingua perchè «Io sono sconfitto momentaneamente, ma la forza delle cose lavora per me a lungo andare ecc.».
Questo era quello che ci ripetevamo come mantra. Come in una sorta di fede in un materialismo che si doveva compiere, la volontà è diventata non volontà: «ritengo che una certa cosa sia sbagliata, ma tutto sommato…».
C’è chi ha retto più a lungo, c’è chi ha retto di meno, ma il risultato è stato un continuo scivolamento verso l’inutilità: le cose sono accadute, nel migliore dei casi, nonostante noi. Altre volte per nostra diretta responsabilità.
Responsabilità. Forse in questa parola c’è molto più di quanto non dovrebbe.
Per dirla con un linguaggio weberiano la sinistra ha abbandonato l’etica dei principi per abbracciare l’etica delle responsabilità e quando le decisioni contingenti andavano contro i principi, ecco che siamo andati avanti trovando scuse.
La verità è che abbiamo perso il coraggio e – perchè no? – perfino il piacere dello scontro.
Oggi ci troviamo con una base che ha come unico collante l’ambizione, composta di ragazzini drogati di prossimità al potere, vecchi incapaci di accettare la fine di un’epoca e quarantenni arroganti, incapaci e ignoranti.
Vi starete chiedendo di che “base” stiamo parlando. A che partito facciamo riferimento?
Semplice: di tutti i partiti della sinistra. Tutti, dal PD fino a quelli più a sinistra. Tutti. Ridotti ormai a prendere voti per clientelarismo o per un togliattismo stanco che vuole che “il partito lo si vota comunque”.
Sì, perchè è necessario dire una cosa: nessuno dei partiti rappresenta nessuno.
Tu che stai leggendo, prenditi un secondo. Anzi, 2 minuti, adesso. Anche se sei iscritto a un partito, anche se sei un “feroce militante”. Chiediti “chi mi rappresenta?”. Chi è che fa di tutto perchè la tua voce arrivi lì dove si prendono le decisioni?
Chi è che giorno dopo giorno si smazza per rendere effettiva la democrazia e non solo a parole? Chi è che giorno dopo giorno rappresenta le mie idee? Non rispondere subito. Non dare la prima risposta che ti viene in mente.
Ragionaci qualche minuto.
Se sei stato in grado di trovare una risposta sei fortunato. Altrimenti appartieni alla stragrande maggioranza delle persone, che da anni votano turandosi il naso, che da anni vanno avanti senza entusiasmo e senza avere neanche la speranza di poter cambiare veramente le cose.
Ecco, noi siamo questi.
Noi siamo partigiani nel senso che abbiamo scelto una parte,
siamo partigiani perchè non riusciamo a “farci gli affari nostri”,
siamo partigiani perchè siamo un incontro di solitudini,
siamo “solo” partigiani perchè abbiamo deciso di rimanere anonimi affinchè vengano giudicate le nostre idee e non le facce.
Siamo dei cacasotto? no, ma sappiamo come ragionano i più e ci rendiamo conto che prima di essere letti dobbiamo porre le condizioni affinchè quello che diciamo non venga viasto come strumentale, ma come una reale volontà di ragionamento intorno a un tema.
Questo perchè il coraggio in politica oggi non sta nel metetrci la faccia, ma nel metterci la testa.

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